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Estremo Oriente


Claude Monet “La giapponese”, 1876

 

La moda, come l’arte in genere, risente molto di tutto ciò che accade nel mondo e reinterpreta gli eventi della vita con tessuti, colori, forme e disegni. Così come accade nell’arte contemporanea, a volte nascono dei capolavori, a volte addirittura escono dei pezzi geniali-unici, a volte invece vediamo creazioni kitsch o persino di cattivo gusto, a volte ancora non sanno da niente, ma non è possibile negare che la moda faccia parte integrale della cultura contemporanea.
Come la politica, l’economia, la scienza e qualsiasi altra sfera sociale, la moda sente fortemente che la Cina avanza sempre di più tanto da sembrare che il futuro, non solo economico ma anche demografico, appartenga all’Estremo Oriente. L’Europa è in piena crisi di valori tanto da negare la sua storia e la sua cultura tanto nel bene quanto nel male, mentre in Cina oggi, come in Russia nei primi anni ’90, fallita l’ideologia sta radicando sempre di più la sua identità culturale. Se a tutto ciò sommiamo che in questi giorni si stà tenendo l’esposizione universale (expo2010) a Shanghai si po’ comprendere perché nelle passerelle vediamo sempre più abiti ispirati ai costumi orientali. Un anno fa Karl Lagerfeld per Chanel ha presentato a Pechino la sua collezione “Paris-Shanghai”, naturalmente dedicata alla tematica cinese. Se devo dirla tutta, ma è una mia stretta opinione, la Cina di Lagerfeld sembra un po’ troppo russa, infatti alcuni capi mi fanno pensare più ai costumi nazionali russi che a quelli cinesi: i lunghi cappotti neri assomigliano a quelli che portavano i boiardi russi, mentre questa blusa rossa sembra più un caftano o una  cosovorotca (camicia da uomo tradizionale russa) che l’abito dei mandarini.


F. Surikov “Feodosija Morozova” 1887 e un cappotto di Chanel dalla collezione “Paris-Shanghai”



I. Bilibin illustrazione dalla favola “Uccello di fuoco” 1899 e la blusa rossa dalla collezione “Paris-Shangai”


Dettagli a parte però la collezione “Paris-Shanghai” naturalmente è ispirata e animata dalla Cina, questo è ovvio non solo dal nome ma anche dagli abiti con il color rosso tradizionale degli abiti cinesi, le forme dritte, le maniche larghe a campana, i colletti alti, le chiusure laterali.


Chanel pre-collezione autunnale del 2010 Paris-Shanghai


Durante la Settimana della moda di New York, finita qualche giorno fa, abbiamo potuto vedere veramente tanti elementi presi in prestito dagli abiti tradizionali dell’Estremo Oriente. Alberta Ferretti, per la linea Philosophy ha fatto una collezione molto colorata e molto interessante. E’ riuscita a coniugare i colori tipici per i  quadri di Gauguin (in modo particolare quelli sul tema tahitiano) con le forme e i disegni cinesi.


Costume nazionale della dinastia Tang e un abito dalla collezione di Philosophy estate 2011

 


Philosophy estate 2011

 


Gauguin “Donne tahitiane” e un look di Philosophy estate 2011

 

Sia Lagerfeld nella collezione di Chanel che Alberta Ferretti nelle creazioni per Philosophy, hanno usato non solo le linee, i colori e le forme degli abiti cinesi, ma sono andati oltre portando sulle passerelle anche il tipico copricapo di questo paese.


Cappello di paglia cinese, Chanel pre-collezione autunno 2010 e Philosophy estate 2011


Un altro designer, Carolina Herrera, si è ispirata ad un altro paese dell’Estremo Oriente: la Corea. Nella sua collezione per la prossima estate ci presenta capi con  colori e forme tipiche dell’abito nazionale coreano. Inoltre, anche la stilista americana ha portato sulle passerelle i copricapo proponendo cappelli praticamente identici a quelli che tradizionalmente portavano gli uomini coreani.


Una donna in un abito nazionale coreano e un modello di Carolina Herrera estate 2011



Cappello tradizionale coreano e cappello di Carolina Herrera dalla collezione estiva


Il Giappone è un altro paese che ha interessato parecchi designer. E’ curioso notare che chi ha dedicato un’attenzione particolare per gli elementi nazionali del paese del Sole levante siano stati i designer di origine cinesi come per esempio Vera Wang.
Vera Wang ha presentato una serie di abiti di seta nera con fiori rossi e bianchi che assomigliano tanto all’abito da sposa tradizionale giapponese. Persino le pettinature delle sue modelle erano indubbiamente ispirate alle parrucche delle geishe.


Un kimono da sposa dell’ottocento e Vera Wang estate 2011



Pettinatura dalla sfilata di Vera Wang e un ritratto di una geisha


Questa blusa bianca invece assomiglia molto ad una giacca per judo:


Una giacca per judo e Vera Wang estate 2011

 

Jason Wu ha fatto una collezione molto “americana” ma anche lui ha voluto, a mio avviso, richiamare l’estremo oriente introducendo un vestito ispirato alle sue  origini orientali, un unico abito in mezzo alla collezione americana. Chissà se ha voluto richiamare l’evento dell’expo2010 o se invece non abbia voluto passare qualche altro messaggio. L’abito  beige, a mio parere il più bello della collezione, è decorato con  piccoli fiori colorati che assomigliano tanto ai disegni presenti sugli abiti tradizionali giapponesi. Per fare un “paragone pittoresco”, vi presento questo quadro del pittore olandese, George Breitner.


G. Breitner “Signora in kimono bianco” e Jason Wu estate 2011

 

Ancora. Un paio di look dalla collezione di Diane von Furstenberg in bianco, nero, rosso e oro richiamano gli abiti delle geishe. I vestiti della stilista americana non hanno le forme o le silhouette tipiche giapponesi, ma questo abbinamento di colori e i disegni a cerchi bianchi e rossi decorati con filo oro, sono una stilizzazione dei disegni orientali.


Una geisha nell’abito tradizionale e Diane von Furstenberg estate 2011

 

Le sorelle Mulleavy di Rodarte hanno presentato una collezione come sempre molto originale, dove hanno mixato un po’ di tutto: colori, forme, disegni, lavorazioni, tessuti il tutto mescolato in totale libertà, con un’unica regola ovvero che in complesso il look sia bello. In questo totale mix and match ci sono un paio di abiti in bianco e blu con decorati con disegni che assomigliano tanto sia alla porcellana cinese che ai disegni Gzel  tradizionali russi.


Un vaso cinese, un piatto Gzel e Rodarte estate 2011

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